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Bologna, la mostra del virtuale Emilio G. Cavalli

Esposti al Baraccano le opere di un'artista creato dell'intelligenza artificiale

Bologna, la mostra del virtuale Emilio G. Cavalli

In mostra al Baraccano le opere di Emilio G. Cavalli, pittore emiliano-romagnolo classe 1935, emigrato in Argentina con la famiglia, durante la seconda Guerra Mondiale. Il percorso monografico proposto dalla fondazione Cavalli (vernissage in sala Cavazza l'8 dicembre, ingresso gratuito, chiusura sette giorni dopo) prevede quattro fasi, corrispondenti alle diverse stagioni artistiche della sua produzione, all'insegna del neofigurativismo e del realismo sociale, alimentato dai forti contrasti politici vissuti in Sudamerica. Peccato, però, che Emilio G. Cavalli non sia mai esistito: o, meglio, esista soltanto come creazione dell'intelligenza artificiale. Le opere, la biografia, persino la fittizia fondazione dedicata al presunto artista, sono tutti frutti del lavoro di un gruppo di under 30 bolognesi coinvolti nel progetto "Comunità digitale: opportunità e rischi dell'Intelligenza artificiale e dei social media, promosso dal Comune di Bologna attraverso un bando regionale. Con l'aiuto di Chat-Gpt, Canva e altri strumenti digitali, i ragazzi hanno realizzato le opere di Cavalli, frutto al 95% dell'intelligenza artificiale, ma anche un catalogo della mostra in tutto e per tutto come se l'artista fosse reale, salvo rivelarsi alla fine di essere double face e continuare al contrario sull'altro lato come il resoconto del progetto. Stessa cosa la mostra: può essere visitata dall'inizio alla fine come se fosse l'opera di un artista migrante in bilico tra le tendenze artistiche della seconda metà del Novecento.

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