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250 milioni di euro spesi in pillole per il sesso: come l'Italia sta diventando dipendente dal Cialis

Ogni anno, 10,38 euro pro capite vanno a finanziare le Viagra e simili

250 milioni di euro spesi in pillole per il sesso: come l'Italia sta diventando dipendente dal Cialis

Il tema della disfunzione erettile ha recentemente attirato l'attenzione mediatica grazie alla vicenda di Juan Bernabé, ex falconiere della Lazio, che ha scelto di sottoporsi a un intervento per l'inserimento di una protesi peniena. La sua storia, divenuta pubblica anche a causa della diffusione di un video esplicito post-operatorio, ha riacceso i riflettori sulle problematiche legate alla sessualità maschile, in particolare quelle derivanti da malattie oncologiche. Bernabé ha infatti raccontato che, prima dell'operazione, si affidava quotidianamente a farmaci come il Cialis per migliorare la sua performance sessuale.

I farmaci per la disfunzione erettile, che spesso vengono chiamati "pillole del sesso", sono ormai una delle categorie di farmaci più consumate in Italia. Nel 2023, la spesa per questi medicinali ha raggiunto i 250 milioni di euro, con un incremento del 3,9% rispetto all'anno precedente, e una crescita complessiva del 56% negli ultimi otto anni. Tuttavia, questo aumento non si riflette in modo altrettanto significativo sull’utilizzo delle protesi peniene, che rimangono una soluzione molto meno diffusa.

Secondo i dati del Registro Nazionale della SIA (Società Italiana di Andrologia), delle circa 3.000 richieste annuali di protesi, solo 400 vengono effettivamente erogate. La maggior parte di queste operazioni si concentra nelle regioni del Nord e del Centro Italia, con una scarsa diffusione nel Sud. Questo gap evidenzia una carenza nell’offerta pubblica di trattamenti efficaci per la disfunzione erettile, problema che colpisce circa 20.000 uomini ogni anno in seguito a interventi per tumori alla prostata. Di questi, almeno la metà sviluppa disfunzione erettile e necessita di un impianto di protesi peniena.

Il problema principale risiede nel fatto che l’impianto di protesi peniena non è incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il che significa che solo una minima parte degli uomini che ne avrebbero bisogno riesce ad accedere a questo tipo di trattamento attraverso il sistema sanitario pubblico. Si stima che appena il 10% degli uomini che necessitano di una protesi riesca a riceverla gratuitamente in ospedale, mentre il restante 90% è costretto a rivolgersi a strutture private, spesso con costi molto elevati.

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